Hanna's profile~ Tieπi gli occhi piαπтα...PhotosBlogListsMore Tools Help
Brutto copione d'impizzo ,, ù-ù
QUi SCRiVO SOLO iO, GRAZiE.  
 

Salve a popolo del webbo.
E' Hanna Milkshake, ma voi potete chiamarmi anche H, che vi parla,
*si lo so non avete mai sentito parlare di me, ma se mi fate scrivere!* sono una Scene Queen e vivo a Messina.
Beh, cosa le Scene Queen? Esiste una cosa che si chiama Google, lo cerchi lì ù.ù, comunque, tieni a mente certe regole che vanno ripettate:
- Niente copioni grazie.
- Niente abbraviazioni perchè non stiamo nel tuo blog e si seguono le mie regole..L'iTALiANO NON E' UN OPTiONAL !!
- Evita di insultarmi, io sono buona e cara, quando voglio.
- L'unica cosa che accetto sono le H, anche se a mio parere sono penose e da truzzi.
- iN MAiUSCOLO SCRiVO SOLO iO.

 
 
 iN QUESTO MOMENTO LEi E': OffLain.    
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April 01

u.u

Poco presente scusate, ma mi secco aggiornare ^^"
Hanna&Kitty LOVEANDLOVE.
Ripenso ancora a quel bacio, a quella notte.
 
SeiGennaioDUEMILADIECI.
AHAH DUEMILADIECI sei arrivato u.u, e ti sei portato via anche alcune cose di me,
tipo: l'anno scorso mi piace Giovanni u.u (anche un bel pezzo di merda ma questi sono affari miei u.u) quest'anno mi piace SHH (fattacci miei XD) e non avrei mai pensato che adesso il mio mondo girasse tutto intorno ad una F ò.ò.
Ebbene sì, adesso sono sicura di questo ragazzo.
E mi annoio finire sto post XD. Aggiornamento di cacca YEAHH !
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Beautiful Book:

Silente abbassò le mani e squadrò Harry attraverso i suoi occhiali a forma di mezzaluna.

“È giunto il momento,” asserì, “di dirti ciò che ti avrei dovuto rivelare cinque anni fa, Harry. Per favore, siediti. Sto per dirti ogni cosa. Ti chiedo solo un po’ di pazienza. Avrai la tua occasione di adirarti con me – di fare qualunque cosa vorrai – quando avrò finito. Non ti fermerò.”

Harry gli lanciò una rapida occhiata, poi si lasciò cadere pesantemente sulla sedia opposta a Silente ed aspettò.

Silente fissò per un momento gli assolati campi che si scorgevano attraverso la finestra, poi si rivolse di nuovo verso Harry e cominciò, “Cinque anni fa arrivasti ad Hogwarts, Harry, salvo ed intero, come avevo predisposto e stabilito. Beh – non proprio intero. Avevi sofferto. Sapevo che sarebbe andata così quando ti lasciai sui gradini della casa dei tuoi zii. Sapevo che ti stavo condannando a dieci anni oscuri e difficili.”

S’interruppe. Harry non fiatò.

“Ti potresti chiedere – e con ottime ragioni – perché dovetti fare così. Perché nessuna famiglia di maghi poteva prendersi cura di te? Molte ne sarebbero state più che liete, sarebbero state onorate e deliziate di crescerti come un figlio.

“La risposta è che la mia priorità era quella di conservarti in vita. Tu eri in pericolo più di chiunque altro potessi immaginare. Voldemort era stato sconfitto da poche ore, ma i suoi sostenitori – ed alcuni di loro erano terribili almeno quanto lui – erano ancora a piede libero, arrabbiati, disperati e violenti. E dovevo prendere le mie decisioni, anche tenendo conto degli anni a venire. Credevo che Voldemort fosse scomparso per sempre? No. Sapevo che sarebbero passati dieci, venti o cinquant’anni prima che potesse tornare, ma ero sicuro che così sarebbe accaduto, ed ero certo, anche, conoscendolo come io solo potevo conoscerlo, che non si sarebbe fermato finché non ti avesse ucciso.

“Sapevo che la conoscenza di Voldemort dei poteri magici è forse la più completa rispetto a quella di qualsiasi altro mago vivente. Sapevo che anche i miei più complessi e potenti sortilegi ed incantesimi erano tutt’altro che invincibili se lui fosse tornato ai suoi pieni poteri.

“Ma sapevo, anche, che Voldemort aveva delle debolezze. Così presi la mia decisione. Tu saresti stato protetto da una magia antica che egli conosce, ma che detesta e che, perciò, ha sempre sottostimato – a suo danno. Sto parlando, ovviamente, del fatto che tua madre si è sacrificata per salvarti. Lei ti ha dato una protezione permanente che egli non poteva prevedere, una protezione che scorre nelle tue vene ancora oggi. Ho riposto la mia fiducia, quindi, nel sangue di tua madre. Ti affidai a sua sorella, l’unica parente che le era rimasta.”

“Lei non mi vuole bene,” disse Harry d’un fiato. “Non mi dà un bel niente”

“Ma ti ha accolto,” L’interruppe Silente bruscamente. “Ti avrà preso a malincuore, per paura, malvolentieri, con amarezza, ma ti ha accolto lo stesso, e in questo modo, ha completato l’incantesimo che avevo posto su di te. Il sacrificio di tua madre ha fatto sì che il legame di sangue rappresentasse lo scudo più potente che potevo darti.”

“Ancora non…”

“Finché puoi tornare a casa, nel posto nel quale si tramanda il sangue di tua madre, allora non puoi essere toccato o danneggiato da Voldemort. Ha versato il sangue di lei, ma esso continua a vivere in te e in sua sorella. Il suo sangue rappresenta il tuo rifugio. È necessario che tu possa tornare lì almeno una volta all’anno, ma per tutto il tempo nel quale ti è concesso tornare a casa, finché sei lì egli non può colpirti. Tua zia lo sa. Lo spiegai nella lettera che le lasciai, insieme a te, sui gradini di casa. Lei sa che lasciandoti solo circolare per la casa ha potuto tenerti in vita per i passati quindici anni.

“Aspetti,” disse Harry. “Aspetti un momento.”

Si raddrizzò sulla sedia, squadrando Silente.

“Ha mandato lei quel gufo. Lei le ha detto di ricordare – era la sua voce –”

“Ho pensato,” ribatté Silente inclinando leggermente la testa, “che fosse necessario ricordarle il patto che ha sottoscritto accogliendoti. Ho sospettato che l’attacco dei Dissennatori potesse aver risvegliato in lei il timore per i pericoli legati al fatto di averti come figlio adottivo.”

“Era così,” disse Harry tranquillamente. “Beh – mio zio molto più di lei. Lui voleva cacciarmi via, ma dopo la venuta del gufo – mia zia ha detto che dovevo rimanere”

Abbassò lo sguardo verso il pavimento per un momento, poi aggiunse, “ma tutto questo che c’entra con…” Non poteva pronunciare il nome di Sirius.

“Cinque anni fa, allora,” continuò Silente come se il suo racconto non fosse mai stato interrotto, “tu arrivasti ad Hogwarts, né così felice né così ben nutrito quanto mi sarebbe piaciuto, forse, ma ancora vivo ed in salute. Non eri un piccolo principe viziato, eri un ragazzo normale, come avevo sperato nonostante le circostanze. Fino a quel punto il mio piano funzionava alla perfezione.

“Allora… beh, ricorderai gli eventi del tuo primo anno ad Hogwarts bene quanto me. Hai superato magnificamente la sfida che ti si presentava e presto – troppo presto – rispetto a quanto avevo previsto, ti sei trovato faccia a faccia con Voldemort. Sei sopravvissuto ancora. Ed hai fatto di più. Hai ritardato il suo ritorno ai pieni poteri e vitalità. Hai combattuto una battaglia da uomo. Io sono stato… orgoglioso di te e posso ben dirlo.

“C’era ancora un difetto nel mio meraviglioso piano,” soggiunse Silente. “Un difetto ovvio, che conoscevo, e che perciò, avrei dovuto evitare. E ancora, poiché sapevo quanto fosse importante la riuscita del mio piano, dissi a me stesso che non potevo permettere che quel difetto potesse rovinarlo. Io solo potevo prevenirlo, così io solo dovevo mostrarmi forte. Quello fu la mia prima prova, quando giacevi in infermeria, debole dopo lo scontro con Voldemort.”

“Non capisco di cosa stia parlando”, disse Harry.

“Non ricordi cosa mi hai chiesto, quando ti trovavi in infermeria: Perché Voldemort aveva cercato di ucciderti quando eri un neonato?”

Harry annuì

“Avrei dovuto dirtelo allora?”

Harry fissò i profondi occhi azzurri e non parlò, ma il suo cuore riprese a correre.

“Ancora non vedi il difetto nel piano? No… forse no. Bene, come sai, decisi di non risponderti allora. Undici anni, mi dissi, è troppo giovane per sapere. Non avevo mai avuto intenzione di dirtelo quando avevi undici anni. La conoscenza sarebbe stata troppo per quell’età così giovane.

“Avrei dovuto riconoscere i segni del pericolo già da allora. Avrei dovuto chiedermi perché non mi sentivo tanto turbato dal fatto che mi avevi già rivolto quella domanda alla quale sapevo che, un giorno, avrei dovuto dare una terribile risposta. Avrei dovuto riconoscere che ero troppo lieto di pensare che non ero obbligato a farlo proprio quel particolare giorno… TU eri troppo piccolo, giovanissimo.

“Allora iniziò il tuo secondo anno ad Hogwarts. Ed ancora una volta ti sei trovato ad affrontare sfide che persino dei maghi adulti non avevano mai affrontato: ancora una volta te la sei cavata al di là dei miei sogni più sfrenati. Non mi hai rivolto quella domanda di nuovo, tuttavia mi hai chiesto perché Voldemort aveva lasciato quel marchio su di te. Discutemmo della tua cicatrice, oh sì… arrivammo vicini, molto vicini all’argomento. Perché non ti raccontai niente?

“Bene, mi sembrò che dodici anni, dopo tutto, erano solo di poco più appropriati per ricevere quel tipo di informazioni. Ti permisi di andar via da me, insanguinato, esausto ma entusiasta, e se provai una fitta di disagio perché avrei potuto, forse, parlartene allora, essa fu subito messa a tacere. Eri ancora troppo giovane, vedi, e non trovai in me stesso il coraggio di rovinare quella notte di trionfo…

“Capisci, Harry? Sei in grado di vedere il difetto del mio brillante piano ora? Ero caduto nella trappola che avevo previsto, che avevo promesso a me stesso di evitare, che dovevo evitare.”

“Io non…”

“Mi affezionai troppo a te,” disse Silente semplicemente. “Mi attaccai più alla tua felicità che non alla tua conoscenza della verità, più alla tua pace mentale che al mio piano, più alla tua vita che alle vite che si sarebbero potute perdere se il piano fosse fallito. In altre parole, mi comportai esattamente come Voldemort si aspettava che avessero agito quelli come noi, pazzi capaci di amare.

“C’è modo di difendersi? Sfido chiunque si sia preso cura di te, come me  – ed io ho avuto cura di te più strettamente di quanto tu possa aver immaginato – a non cercare di evitarti tormenti più di quanto avessi già sofferto. Cosa m’interessava se tante persone senza volto e tante creature sarebbero state massacrate in un indistinto futuro, se qui ed ora tu eri vivo, in salute, e felice? Non mi sarei mai sognato di tenere il destino di una persona nelle mie mani in questo modo.

“Iniziò il tuo terzo anno. Osservai da lontano la tua lotta per respingere i Dissennatori, come hai trovato Sirius, come hai scoperto chi era e come lo hai salvato. Avrei dovuto parlartene allora? Proprio nel momento in cui tu avevi trionfalmente strappato il tuo Padrino dalle fauci del Ministero? A tredici anni, però, i miei pretesti stavano dileguandosi. Per quanto tu fossi giovane, avevi dimostrato di essere fuori dall’ordinario. La situazione della mia coscienza non era facile, Harry. Sapevo che il momento sarebbe arrivato presto…

“L’anno scorso, però, sei venuto fuori dal labirinto dopo aver visto morire Cedric Diggory, dopo essere scampato tu stesso alla morte di stretta misura… e allora non te ne parlai, benché sapessi che, ora che Voldemort era tornato, avrei dovuto farlo presto. Ed ora, stanotte, ho capito che sei pronto da molto tempo per quella conoscenza. L’ho tenuta lontana da te troppo a lungo, perché hai dimostrato che avrei potuto caricarti di quel fardello già prima di tutto questo. La mia sola attenuante è questa: ho visto che hai dovuto lottare contro molte più difficoltà di ogni altro studente mai passato per questa scuola.”

Harry attese, ma Silente non continuò.

“Ancora non capisco”

“Voldemort cercò di ucciderti quando eri un bambino a causa di una profezia fatta poco prima della tua nascita. Sapeva che la profezia era stata pronunciata, benché non ne conoscesse l’intero contenuto. Decise di ucciderti quando eri ancora un neonato, credendo di stravolgere i termini della profezia. Scoprì, a sue spese, che stava sbagliando quando la maledizione scagliata per ucciderti si rivolse contro di lui. Così, fin da quando ha riacquistato il suo corpo, ed in particolare fin da quando sei straordinariamente riuscito a sfuggirgli l’anno scorso, è stato determinato ad ascoltare la profezia per intero. Questa è l’arma che ha cercato così assiduamente fin dal suo ritorno: la conoscenza del sistema per distruggerti.

Adesso il sole era sorto completamente: l’ufficio di Silente era immerso nella luce. La teca di vetro nella quale era conservata la spada di Godric Grifondoro rispecchiava il chiarore, i frammenti degli strumenti che Harry aveva distrutto luccicavano sul pavimento come gocce di pioggia e, dietro di lui, la piccola Fanny emise un debole pigolio dal suo nido di ceneri.

“La profezia si è frantumata,” disse Harry con decisione. “Stavo tirando Neville dietro i banchi della sala dell’Arco Velato quando sono inciampato nel suo mantello ed essa è caduta…”

“Ciò che si è frantumato era solo una registrazione della profezia presa per il Dipartimento dei Misteri. La profezia, però, fu esposta a qualcuno, e quella persona ha la possibilità di richiamala perfettamente.”

“Chi la senti?” Domandò Harry, benché pensasse di conoscere già la risposta.

“Io,” rispose Silente. “In una notte fredda e umida di sedici anni fa, in un separé presso il bancone della taverna Testa di Porco. Ero andato lì per incontrare un aspirante al posto di insegnante di Divinazione, nonostante fossi contrario a permettere che l’insegnamento di Divinazione potesse continuare. L’aspirante, però, era la pro-pronipote di una Veggente molto famosa, molto dotata, e pensai d’incontrarla per buona educazione. Rimasi deluso. Mi sembrò che lei non avesse la minima traccia del talento. Le dissi, con cortesia spero, che non pensavo fosse adatta a quel ruolo. Mi girai per andarmene.”

Silente si alzò in piedi e passò oltre Harry fino all’armadio nero posto a lato del trespolo di Fanny. Si chinò, tirò un chiavistello, e prese dall’interno un basso catino in pietra istoriato con rune lungo tutto il bordo, simile a quello in cui Harry aveva visto suo padre tormentare Piton. Silente tornò alla scrivania, vi poggiò sopra il Pensatoio ed accostò la punta della bacchetta alla tempia. Ne trasse, incollato alla bacchetta, il filo argentato di un pensiero, sottile come quello di una ragnatela, e lo depositò nel catino. Si accomodò di nuovo dietro la scrivania ed osservò per qualche istante i suoi pensieri roteare e vagare all’interno del Pensatoio. Poi, con un sospiro, tese la bacchetta e pungolò con la punta la sostanza argentata.

Ne venne fuori una piccola figura di donna, drappeggiata in ampi scialli, gli occhi enormemente ingranditi dalle lenti dei suoi occhiali, che ruotava lentamente; i piedi nel catino. Quando Sibilla Cooman iniziò a parlare non lo fece con la sua normale voce eterea, mistica, ma con i duri, rauchi toni che Harry le aveva sentito una sola volta, precedentemente.

Colui che ha il potere di sconfiggere il Signore Oscuro si avvicina… nato da coloro che per tre volte gli hanno resistito, nato al morire del settimo mese… ed il Signore Oscuro lo marchierà come suo pari, ma egli avrà un potere che il Signore Oscuro non concepisce… e se entrambi potranno morire uno per mano dell’altro, per nessuno di loro sarà possibile vivere se l’altro sopravvive… colui che ha il potere di sconfiggere il Signore Oscuro nascerà al morire del settimo mese…

Sempre ruotando lentamente la Professoressa Cooman affondò di nuovo nel liquido argentato sotto di lei e svanì.

Il silenzio nell’ufficio era assoluto. Né Silente, né Harry né alcuno dei ritratti emisero il minimo suono. Perfino Fanny rimase perfettamente silenziosa.

“Professor Silente?” sussurrò Harry con molta calma, rivolto verso Silente che ancora guardava assorto il Pensatoio e sembrava completamente immerso in riflessioni.

“Questo significa… Cosa significa?”

“Vuol dire,” rispose Silente, “che l’unica persona che ha il potere di eliminare Lord Voldemort per sempre è nata alla fine di luglio, circa sedici anni fa. Questo ragazzo dovrebbe essere stato generato da genitori che avevano resistito a Voldemort già tre volte.”

Harry senti come se qualcosa di soffocante lo stesse stringendo. Il suo respiro diventò ancora una volta difficoltoso.

“Vuol dire… Me?”

Silente lo squadrò per un attimo attraverso le lenti.

“La cosa strana, Harry,” sussurrò dolcemente, “è che potrebbe non essere affatto riferita a te. La profezia di Sibilla può essere applicata a due giovani maghi, entrambi nati alla fine di Luglio di quell’anno, entrambi con genitori appartenenti all’Ordine della Fenice, entrambi i gruppi di genitori scampati a stento a Voldemort per tre volte. Uno, naturalmente, sei tu. L’altro è Neville Paciock.”

“Ma allora… ma allora, perché c’era il mio nome sulla profezia e non quello di Neville?”

“La registrazione ufficiale fu etichettata di nuovo dopo l’attacco di Voldemort contro di te quando eri un bambino,” rispose Silente. “Sembrò chiaro al custode della Sala delle Profezie che Voldemort poteva aver tentato di uccidere proprio te perché sapeva che eri tu quello a cui si riferiva la profezia di Sibilla.”

“Allora… potrei non essere io?” domandò Harry

“Mi dispiace,” bisbigliò Silente lentamente, come se ogni parola gli costasse un enorme sforzo, “non c’è alcun dubbio che si tratti di te.”

“Ma ha detto… anche Neville è nato alla fine di Luglio… e sua madre e suo padre…”

“Stai dimenticando la seconda parte della profezia, il segno d’identificazione definitivo del ragazzo che può sconfiggere Voldemort… Voldemort stesso l’avrebbe marchiato come suo pari. E così fece, Harry. Ha scelto te, non Neville. Ti diede quella cicatrice che è prova insieme di fortuna e maledizione.”

“Ma potrebbe aver sbagliato a scegliere!” affermò Harry. “Potrebbe aver marchiato la persona sbagliata!”

“Ha scelto il ragazzo che pensava più probabile potesse essere un pericolo per lui,” spiegò Silente. “E facci caso, Harry: ha scelto non un purosangue (che, secondo le sue convinzioni, è l’unico tipo di mago che vale la pena di conoscere e considerare) ma il mezzosangue, come se stesso. Egli ha visto qualcosa di se stesso in te prima ancora d’incontrarti, e marchiandoti con quella cicatrice, non ti ha ucciso, come voleva, ma ti ha dato poteri, e un futuro, che ti hanno permesso di resistergli non una, ma quattro volte fino ad oggi – cosa che né i tuoi genitori, né quelli di Neville, hanno mai realizzato.”

“Perché lo ha fatto allora?” Disse Harry che si sentiva intorpidito e freddo. “Perché ha cercato di uccidermi da piccolo? Avrebbe potuto aspettare per vedere chi, tra me e Neville, sarebbe stato più pericoloso da grande, e solo allora colpire chiunque fosse dei due.”

“Avrebbe potuto, in verità sarebbe stata la cosa più logica da fare.” Disse Silente, “se non fosse che le informazioni di Voldemort sulla profezia erano incomplete. La taverna Testa di Porco, che Sibilla scelse per la sua economicità, ha sempre attratto una clientela, si può dire, più interessante che non i Tre Manici di Scopa. Come tu ed i tuoi amici avete potuto scoprire a vostre spese, ed io a mie spese quella notte, è un posto dove non si può essere mai sicuri di non essere spiati. Naturalmente non mi sarei nemmeno sognato, quando uscii per incontrare Sibilla Cooman, che avrei ascoltato cose che non dovevano essere ascoltate. Il mio – il nostro – colpo di fortuna è stato che chi origliava ha potuto sentire solo una piccola parte della profezia e portarla fuori da quel locale.”

“Ha sentito solo…?”

“Ha sentito solo l’inizio, la parte che racconta della nascita in Luglio di un ragazzo da genitori che hanno sfidato Voldemort tre volte. Di conseguenza, egli non poteva essere preavvisato del fatto che attaccarti avrebbe comportato il rischio di trasferirti dei poteri e marchiarti come suo pari. Così Voldemort non ha mai saputo che poteva correre un grave rischio ad attaccarti, che sarebbe stato meglio attendere per saperne di più. Egli non sapeva che tu avevi un potere che il Signore Oscuro non poteva concepire.”

“Ma non ho un potere così!” disse Harry quasi rantolando. “Non ho alcun potere che lui non abbia, non sono in grado di combattere come avete fatto voi due stanotte, non posso possedere delle persone o… o ucciderle…”

“Esiste una stanza nel Dipartimento dei Misteri,” l’interruppe Silente, “che è tenuta sempre chiusa. Essa contiene una forza che è, insieme, più meravigliosa e terribile della morte, dell’intelligenza umana, della forze della natura. Questa è anche, forse, il più misterioso dei soggetti di studio custoditi in quel luogo. E’ il potere nascosto in quella stanza che tu possiedi in grande quantità e che Voldemort non possiede affatto. E’ il potere che ti ha indotto a salvare Sirius questa notte. Questo potere ti ha anche salvato dalla possessione di Voldemort, perché egli non può sopportare di risiedere in un corpo così pieno di quella forza che egli detesta. In conclusione, non importa che non abbia potuto chiudere la tua mente. E’ il tuo cuore che ti ha salvato.”

Harry chiuse gli occhi. Se non fosse andato a salvare Sirius, Sirius non sarebbe morto… Meglio rimandare il momento in cui avrebbe ricordato Sirius di nuovo. Harry domandò, senza preoccuparsi troppo di quale poteva essere la risposta, “La fine della profezia… dice qualcosa come… per nessuno di loro sarà possibile vivere…”

“… se l’altro sopravvive,” concluse Silente.

“Così,” disse Harry, cercando di tirare fuori le parole da quella che sentiva come una profonda voragine di disperazione dentro di lui, “così questo vuol dire che… che uno di noi due dovrà uccidere l’altro… alla fine?”

“Sì,” sussurrò Silente.

Per lungo tempo nessuno dei due osò parlare. Da qualche parte, lontano dalle pareti dell’ufficio, giunsero ad Harry suoni di voci, studenti che si dirigevano giù verso la Sala Grande, forse per la prima colazione. Sembrava impossibile che ci potessero essere persone al mondo che ancora desiderassero mangiare, che ridevano, che non sapevano nulla né si interessavano del fatto che Sirius Black se n’era andato per sempre. Sirius sembrava già lontano milioni di miglia, anche se una parte di Harry credeva che fosse solo nascosto dietro quel velo, che avrebbe potuto trovare Sirius solo girandosi indietro, salutandolo, forse, con quella sua risata simile all’abbaiare…

“Sento di doverti un’altra spiegazione, Harry,” disse Silente con voce esitante. “È possibile, forse, che tu ti sia meravigliato del perché non ti ho scelto come prefetto? Devo confessare… che io ho pensato piuttosto… che avevi già troppe responsabilità per caricarti anche di questa.”

Harry alzo lo sguardo verso di lui e vide una lacrima scorrere lungo il viso di Silente, giù, fino alla lunga barba argentata.

   
 

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